Russia. Amnistia per le Pussy Riot. Aliokhina: ”Solo propaganda”

Sono libere dopo una lunga detenzione Maria Aliokhina e Nadezhda Tolokonnikova

I lunghi mesi passati in carcere non sembrano aver tolto la voglia di combattere a Maria Aliokhina e Nadezhda Tolokonnikova, meglio conosciute con i soprannomi Nadia e Masha; le due musiciste del gruppo Pussy Riot, condannate nell’agosto del 2012 a causa della preghiera blasfema svoltasi nella cattedrale di Mosca, non sembrano soddisfatte della ricevuta amnistia, ed hanno toni duri in particolare per Putin, diversamente da quelli usati da un altro recentemente graziato, l’ex oligarca Mikhail Khodorkovski. “Non credo sia un atto umanitario, ma una trovata pubblicitaria”, afferma Masha, che pare avrebbe rifiutato l’amnistia se fosse stato possibile.
E Nadia, nonostante non veda l’ora di riabbracciare i suoi familiari e la figlia di due anni, parla in toni duri della situazione nel suo stato: “la Russia è tutta costruita sul modello di una prigione, e bisogna cambiare questa struttura”, così dice appena uscita di prigione, invitando a boicottare le olimpiadi e non acquistare gas o petrolio dalla Russia. Nei loro piani, oltre al ritorno alla musica, c’è il progetto di creare una Ong allo scopo di migliorare le condizioni dei detenuti russi e difendere i loro diritti.

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