Tanto per cambiar, al crocicchio si vantava, Emiliano Boccalarga

Un’avventura di Emiliano Boccalarga del poeta Giorgio da Sant’Agnese

Tanto per cambiar, al crocicchio si vantava, Emiliano Boccalarga,
per ciò che avea pescato, esperto di malcostume,
in bigio rigagnolo, che temerario chiamava fiume
spacciando una scarpa per carpa, e un coperton per bottarga.

Volendo vender tanto bottino, lesto mirò un fanciullo:
“Ehilà, giovin forestiero, per un soldo ti do questa bella paranza!”
“Tu a me, dovresti darlo; altro che paranza… porcheria, questa, si chiama a Piacenza!”
rispose il passante, che era sì infante, ma non per questo grullo.

Sconsolato, si gratta guardandosi d’attorno, l’enfio Emiliano,
poiché la schifezza sua è palese
non gli resta che rifilarla a qualche borghese,
e poi filarsela, tornando a fingere di far l’artigiano.

Ma mentre si incammina verso quella che lui chiama la sua “villa”,
ch’è in realtà nient’altro che una misera stìa,
“Ho trovato,” strilla, “la venderò a mia zia!”
Cioè a quella povera vecchia, che di lacrime non ne ha più una stilla!

Gliele han portate via tutti i nipoti insieme ai soldi,
chi per pagar divorzio,
chi per fondar un altro bel consorzio;
solo a vantarsi son buoni, quei consanguinei manigoldi!

Il finale è tristo e noto: Emiliano va, e imbroglia a più non posso.
Poi si dà alla bella vita, prima di finire invariabilmente in rosso!
La zia oltraggiata maledice ridotta all’osso,
proprio mentre giulivo, lo scellerato salta il fosso:
“Prima o poi, vedrai, nella giustizia incappi,
e quel dì potrai ammirare soltanto… i tuoi preziosi ceppi!”

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