Mascherine. Per il commissario Arcuri la colpa è dei farmacisti. Anzi, dei distributori

PIACENZA – Dopo una settimana circa dall’inizio della “fase 2” le famose mascherine “a prezzo statale”, praticamente obbligatorie per affrontare la ripartenza, sono ancora un miraggio per molti. Il commissario Domenico Arcuri è stato travolto in questi giorni dalla polemica legata alla mancanza dei dispositivi che aveva promesso, ma sulla questione ha ribaltato a ogni accusa precisando che accetta critiche “solo dai cittadini”.  “Se le mascherine si trovano nei supermercati e non nelle farmacie, significa che qualcosa non va nel secondo caso, e il commissario non c’entra nulla,” ha dichiarato puntando il dito nuovamente contro le farmacie. “Non è il commissario a dover rifornire le farmacie, né i loro distributori, né si è mai impegnato a farlo. Né sono io a dover rifornire Confcommercio, Conad, Federdistribuzione e Coop. Il commissario si è impegnato ad integrare le forniture, ove sia possibile, che queste categorie si riescono a procurare attraverso le loro reti”.

Domenico Arcuri ha quindi precisato: “le farmacie non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere”.

La realtà, però, sembra essere un po’ diversa dalla teoria.

  • Da tempo le mascherine con regolare marchio CE sono introvabili sul mercato.
  • Quelle importate con autocertificazione del produttore o dell’importatore, assimilabili formalmente alle chirurgiche pur essendo di norma delle FFP2 o N95, potrebbero andare in vendita a 50 centesimi, ma non possono essere vendute senza la conformità da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.
  • Quelle che le farmacie dovevano ricevere dalla Pubblica Amministrazione (al costo di acquisto di 40 centesimi) non sono ancora state consegnate dai distributori intermedi.

L’economia globale, poi, non si piega ai desideri del commissario Arcuri. Risulta evidente che le mascherine prodotte quasi tutte all’estero vengano vendute ai Paesi che le pagano di più. L’Italia resta a bocca asciutta. I nostri distributori sono quasi fermi e gli importatori a corto di venditori dall’estero per il prezzo troppo basso delle mascherine “calmierate” in Italia.

La conseguenza è che non abbiamo mascherine che funzionano bene, mentre paradossalmente il Governo suggerisce di ricorrere a quelle fatte in casa.

 

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