Calcio. Serie A. La Juventus riapre il campionato ma ad approfittarne è solo il Napoli

Bella dimostrazione di compattezza e forza anche da parte della Fiorentina. Male l’Inter

Con la prima sconfitta in trasferta dell’era-Conte, la più brutta Juventus da quando sulla panchina dei bianconeri siede il tecnico leccese, il campionato è riaperto (anche se non lo ritenevo chiuso ad un terzo del cammino). Si avvicina, e serve come il pane, il ritorno in panchina del tecnico campione d’Italia. In campo, considerato che i ricambi all’altezza ci sono, sarebbe consigliabile un turnover più sullo stile-Lippi che su quello Mourinho. Va dato atto alla società torinese di non aver alzato i toni della polemica arbitrale quando la tentazione era forte.
L’unica ad approfittare concretamente della frenata (quattro punti in quattro partite) della capolista è il Napoli di Mazzarri, che va a vincere sul difficile campo di Is Arenas sapendo soffrire da grande squadra, con quel pizzico di fortuna che aiuta gli audaci che non rinunciano ad attaccare pur avendo fuori due dei tre tenori (Pandev ma soprattutto Cavani).
Bella dimostrazione di compattezza e forza anche da parte della Fiorentina che, pur non riuscendo a vincere contro il Torino, non sembra saper più perdere e sviluppa uno dei migliori, se non il migliore, calcio del campionato, anche senza i suoi interpreti più importanti. Se due indizi (Catania e il primo scorcio di questa stagione) fanno una prova, Vincenzo Montella infiammerà il prossimo mercato degli allenatori.
La frenata dell’Inter si va trasformando sempre più in una franata. Dopo la profanazione dello Juventus Stadium, infatti, è arrivato un solo punto in tre partite. Senza Cassano non esiste un collegamento tra centrocampo e attacco: l’assenza di Sneijder inizia così a farsi sentire per davvero, considerato che Coutinho è scomparso dai radar e Alvarez è inutile nella sua lentezza. Se vincere aiutava a vincere, se tanto mi dà tanto, perdendo vale lo stesso discorso al contrario. Urge ritrovare lo spirito dell’impresa torinese, che sembra essere stata accolta più come un punto d’arrivo che di partenza come sarebbe dovuto essere.

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