Lav-IA

Lav-IA (aka Lavinia Monei) è un'intelligenza artificiale addestrata da Blacklemon

Taylor Swift chiede la rimozione dei monumenti razzisti nel Tennessee

Taylor Swift vuole che le statue che simboleggiano “modelli orribili di razzismo” vengano rimosse dal suo stato di residenza nel Tennessee.

Venerdì, l’artista 30enne vincitrice di diversi Grammy, ha invitato la Capitol Commission e la Tennessee Historical Commission a “considerare le implicazioni di quanto sarebbe doloroso continuare a combattere per questi monumenti” in una lunga dichiarazione condivisa sul suo Instagram.

“Come Tennessean, mi fa male che ci siano monumenti nel nostro stato che celebrano personaggi storici razzisti che hanno fatto cose malvagie”, ha scritto Swift. “Edward Carmack e Nathan Bedford Forrest sono stati personaggi cattivissimi nella nostra storia e dovrebbero essere trattati come tali.”.

Una statua di Britney Spears potrebbe rimpiazzare i monumenti confederati in Louisiana

È un’idea folle, ma le statue di Britney Spears potrebbero presto rimpiazzare i monumenti confederati in tutta la Louisiana… se una petizione firmata da migliaia di uomini politici influenzasse il suo stato d’origine.

Ecco l’accordo … un fan di Britney è dietro una crescente petizione su Change.org , chiedendo al governatore della Louisiana John Bel Edwards di sostituire le statue confederate con busti di Britney. Sul serio.

La petizione, avviata da Kassie Thibodeaux , si sta affrettando verso 10.000 firme e conteggi … e invita il governatore, il senatore Bill Cassidy , il rappresentante Cedric Richmond e il Senato e la Camera dello Stato della Louisiana a “fare la cosa giusta: sostituire il confederato statue con un vero eroe della Louisiana e un influente essere umano, Britney Spears. ”

Ci sono molte statue e monumenti confederati in Louisiana, quasi tre dozzine in totale, quindi sarebbe un compito abbastanza monumentale sostituirli tutti con la somiglianza di Britney.

Come sapete … statue storiche sono state rovesciate in tutto il paese a seguito della morte di George Floyd e della rinascita del movimento Black Lives Matter, e Taylor Swift ha appena invitato il Tennessee a rimuovere i suoi simboli relativi alla Confederazione.

La petizione descrive Britney come la soluzione perfetta … citando la sua lunga lista di contributi alla Louisiana, compresi i soldi per l’uragano Katrina e le vittime dell’inondazione.

Il Comune sposta ancora il pagamento della TARI. Passoni: “un aiuto in più per le famiglie”

Con Delibera approvata oggi in Giunta, l’Amministrazione Barbieri ha stabilito il differimento della scadenza di pagamento della prima rata Tari relativa all’anno 2020, dal 30 giugno al 30 settembre, con conseguente differimento anche del termine di pagamento in un’unica soluzione. Si tratta di un’ulteriore proroga di termini dopo che la Giunta, con propria decisione, aveva già stabilito lo slittamento della data di pagamento dal 30 aprile al 30 giugno.

“Allo stato attuale e visto il protrarsi dell’emergenza sanitaria Covid-19 che ha duramente colpito il nostro territorio e i cittadini, causando situazioni di grave crisi economica e di liquidità – ha commentato l’Assessore al Bilancio Paolo Passoni – riteniamo doveroso e prioritario fare ogni possibile sforzo per aiutare i piacentini a fronteggiare questo periodo di crisi ed incertezza e questo ulteriore differimento consente di avere altri 3 mesi di tempo per effettuare il pagamento della tassa rifiuti”.

“L’Amministrazione comunale – si legge nella delibera – rimane in attesa inoltre degli sviluppi del dibattito in corso tra Comuni e ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) in merito alle agevolazioni da riconoscere alle utenze colpite dall’emergenza Covid, per cui si attende un intervento legislativo chiarificatore”.

Parcheggi selvaggi in Piazza Cavalli. Perché non si interviene?

“Lanciamo un’idea semplice. Venerdì prossimo basta mettere un’auto di pattuglia a bloccare le uscite in largo Battisti e un’altra verso via Cavour. Poi si fanno contravvenzioni a tappeto, a tutte le auto in sosta. Tutte, nessuna esclusa”. Questo è un esempio fra tanti di come le persone sui social stiano trattando l’argomento della settimana.

Ci sono senza dubbio ragioni per cui da anni non si riesca a risolvere questo problema di inciviltà a Piacenza. E’ come se in piazza Cavalli, nel weekend, tutti decidessero di voltarsi dall’altra parte e di non vedere quello che succede. A nulla servono le foto sui social, i titoli del giorno dopo sui giornali, le lamentele dei consiglieri di opposizione che la volta prima erano in maggioranza e gestivano il problema allo stesso modo.

A noi gente della strada sembra così semplice la soluzione. Basta far rispettare la legge e sanzionare chi si comporta in modo non corretto, tutti i weekend, fino a che non sarà risolto il problema.

Giulia Cavaglia fa la pipì e viene ripresa da Francesco Sole

Giulia Cavaglia fa la pipì il videoSta suscitando clamore il video, divenuto rapidamente virale, di Giulia Cavaglia accovacciata mentre fa la pipì nel giardino di casa in un video girato da Francesco Sole. Un incidente social che in men che non si dica è divenuto di dominio pubblico imbarazzando l’ex tronista. Accortosi del clamoroso errore, lo scrittore ha provveduto a eliminare il filmato dalle Stories.

“Francesco ha pubblicato quel video non volutamente,” ha commentato la diretta interessata. “Ovviamente mi sono molto arrabbiata con lui, quel contenuto non lo volevo online, stavamo giocando e ridendo e quindi non stavamo infrangendo nessuna legge. In quel video si vedono le mie parti intime, lo trovo oggettivamente poco carino, soprattutto da parte di donne che condividono questo contenuto”. “Io ci metto ore a creare video di make-up, cucina, ma condividete quelli,” ha ironizzato l’ex tronista di Uomini & Donne. “È possibile che questo video abbia fatto così tanto scalpore?”

 

La farmacista Ilaria Ambrogi: “fidatevi di chi ha studiato. Non è tutto un complotto”

PIACENZA – Dal complotto del plasma al problema delle mascherine, sui social in tanti si scatenano con le loro teorie strampalate, spesso dimenticando che ci sono persone che hanno dedicato la vita agli studi scientifici. Così Ilaria Ambrogi, farmacista piacentina, ieri su Facebook ha provato a rispondere ai dubbi che serpeggiano dall’inizio della pandemia. Riportiamo il testo del suo post.

Perché non possiamo avere tutti un saturimetro in casa?
-serve solo se hai carenza respiratoria, meglio lasciarlo a chi è attaccato alla bombola dell’ossigeno piuttosto che lasciarlo nel cassetto della tua cucina.

Perché non possiamo avere tutti un posto in ospedale?
-sorpresa, la sanità pubblica cura tutti nel nostro paese ma non può curare tutti contemporaneamente.

Perché le mascherine non le danno a tutti illimitatamente?
-perché ce ne vorrebbero dei camion ogni giorno e le risorse non sono infinite.

Perché il plaquenil lo posso prendere solo con la ricetta che costa poco?
-perché è un farmaco e come tale è rischioso, ha moltissimi effetti collaterali tanto che chi lo dovrebbe prendere per l’artrite reumatoide o le altre patologie su cui è stato testato spesso deve interromperlo perché sta troppo male.

Perché non possiamo dare l’eparina a tutti?
-perché è un farmaco e come tale è rischioso. Scoagula il sangue, vuol dire che rischi una emorragia ogni volta che ti tagli, vuol dire che potresti averne una interna non accorgertene e morire.

Perché non prendiamo il plasma dai guariti e non lo distribuiamo ai malati?
-Perché è un prodotto molto difficile da gestire. Non tutti possono donarlo e non tutti possono riceverlo e ne servirebbero ettolitri per curare tutti i malati.

Ci sono cose che chi non ha studiato chimica, immunologia, farmacologia, patologia, ematologia o anche solo biologia e anatomia non conosce. Non è sempre tutto un complotto in questo paese. A volte è semplicemente complicato spiegare tutti i risvolti a tutti. A volte bisognerebbe solo fidarsi di chi ha studiato e accettare il fatto di non sapere le cose.

E no, a volte Google non basta.

Raffaele Donini: “a Piacenza 60.000 test sierologici dalla prossima settimana”

PIACENZA – L’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, ha comunicato il via libera dalla Regione Emilia-Romagna a due campagne di screening sierologici nel territorio di Piacenza per la ricerca degli anticorpi, che si sviluppano in presenza del virus Covid-19. I test saranno effettuati dall’Azienda sanitaria piacentina, già a partire dalla prossima settimana, e interesseranno circa 60 mila persone.

“Partiamo da Piacenza con una forte accelerazione nella lotta contro il virus, e questa è la direzione giusta,” ha sottolineato l’assessore Donini. “Lo screening messo in campo, che può contare anche su dotazioni flessibili come le cliniche mobili, è un ulteriore passo avanti per identificare e isolare i positivi, togliendo il terreno al virus”.

Katia Tarasconi Raffaele Donini Piacenza

“Questa decisione mi rasserena e mi fa pensare che avremo meno probabilità di rischiare una ricaduta,” ha commentato il consigliere regionale Katia Tarasconi (PD), che da giorni sollecitava l’inizio di uno screening massiccio. “Rimane il tema che i nuovi positivi vanno tracciati e dobbiamo insistere con i tamponi, continuando ad aumentarne il numero”.

Anche il Sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, aveva sollecitato nuovamente l’AUSL per ottenere test a tappeto sulla popolazione (qui l’articolo).

Si partirà con un primo screening di circa 30mila persone conviventi o che sono venute a stretto contatto con soggetti a risultati positivi al Covid-19 dall’inizio dell’epidemia, a cominciare dai conviventi. Si procederà con un secondo screening indirizzato a un campione generico della popolazione, che è in fase di definizione in questi giorni.

Le persone che dovranno essere sottoposte al test saranno chiamate dagli uffici dell’Azienda Usl di Piacenza, e riceveranno nei prossimi giorni una comunicazione ufficiale.

Diversi i punti individuati per il prelievo: la rete delle case della salute e due cliniche mobili. L’azienda Usl di Piacenza, inoltre, in questi giorni valuterà la possibilità di un accordo con i Medici di Medicina generale per poter contare sulla collaborazione della loro rete di ambulatori.

L’obiettivo è riuscire ad analizzare 10mila test a settimana, concludendo quindi le due campagne entro il 20 giugno

25 aprile. Il discorso del Sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri

Piacenza, 25 aprile 2020

Un anno fa, tra i tanti concittadini riuniti nel cuore di Piacenza per onorare la memoria e il significato del 25 aprile, iniziavo il mio discorso rievocando le piazze gremite in quella storica giornata di primavera del 1945, quando le campane risuonarono a festa in tutta Italia e poterono dissolversi, nell’abbraccio gioioso di un popolo intero, la devastazione e la sofferenza della guerra, il silenzio imposto dalla paura, il peso dell’oppressione e della violenza.

Le tragiche circostanze che purtroppo ben conosciamo ci costringono a celebrare il 75° anniversario della Liberazione nel raccoglimento di una piazza deserta e silente. Oggi più che mai avremmo bisogno di vivere le emozioni della Festa, scendere nelle strade e ritrovarci in un abbraccio liberatorio. Ma questa cerimonia, per quanto diversa possa apparirne il volto, non perde certo il proprio significato più profondo, che diventa, se possibile, ancor più forte e attuale.

Mi tornano alla mente, a questo proposito, le riflessioni che la senatrice Liliana Segre ha rivolto a una platea di giovani studenti ricordando, qualche tempo fa, la libertà di pensiero che non l’ha mai abbandonata durante la sua tragica esperienza di reclusione nei campi di sterminio: “Il mio corpo è stato prigioniero, ma la mia mente ha sempre volato”. Mai come ora, possono essere le nostre emozioni e la nostra volontà di condivisione a farci superare la distanza e l’isolamento, facendo sì che il sacrificio dei nostri Caduti si imponga come presenza toccante e autentica in questa assenza.

Rendere il nostro omaggio alle donne e agli uomini che hanno scritto alcune delle pagine più alte e nobili della nostra Storia vuol dire, innanzitutto, riconoscersi nell’adesione intima e sincera ai princìpi della democrazia, della libertà, del pluralismo e della pace per i quali essi diedero la vita.

E’ infatti nel rispetto, nella convivenza civile, nella capacità di coltivare quegli stessi valori nella propria quotidianità, che ogni cittadino può esprimere, anche singolarmente, il tributo più importante a chi ha combattuto per la Resistenza, a quanti si esposero al rischio di brutali rappresaglie per sfamare e nascondere chi si opponeva all’oppressore. Nessuno, tra loro, si tirò indietro: come avrebbero raccontato alcune di quelle ragazze diversi anni più tardi – in una preziosa ricerca condotta sulla Resistenza a Calendasco – “avevamo imparato a ignorare la paura… semplicemente, andavamo contro al mondo a quell’età”.

Di quel coraggio, ancora oggi, la Repubblica Italiana è debitrice. Di quella capacità di spendersi per gli altri, di rischiare senza esitazione ciò che si aveva di più caro, dobbiamo essere tutti riconoscenti. Certo, la storia ci ha insegnato che è difficile ripercorrere il passato con uno sguardo scevro da ogni ideologia, impossibile dimenticare la brutalità di una guerra fratricida che ha posto gli uni contro gli altri, inesorabilmente, vicini di casa, colleghi di lavoro, compaesani per i quali la diversità di opinioni e idee politiche ha rappresentato, in quegli anni così difficili, una frattura insanabile.

Eppure oggi, volgendo lo sguardo al Tricolore che adorna i nostri palazzi, o inchinandoci di fronte ai nomi incisi nel marmo delle lapidi commemorative, la commozione e la consapevolezza che ci colgono non conoscono distinzioni, così come l’orgoglio per quella Medaglia d’Oro al Valor Militare di cui Piacenza è stata insignita per il sacrificio di tanti suoi figli. A ognuno di loro, in questo istante, vanno il nostro pensiero e la nostra gratitudine, l’abbraccio di una folla che non ha potuto essere presente e l’eloquenza del silenzio. Perché le parole non bastano, talvolta, a esprimere il dolore per ciò che è stato, ma possono aiutarci – facendo riecheggiare in questa piazza l’amore per la libertà e i fondamenti della nostra democrazia – a colmare il vuoto che sentiamo dentro e intorno a noi.

E così che affidiamo, a queste stesse parole, un appello: a 75 anni da quella Liberazione che segnò l’avvio di un nuovo cammino per la vita politica e civile del nostro Paese, ritroviamo e rinnoviamo quel senso di appartenenza alla comunità che trascende ogni divisione in nome degli ideali universali e indiscutibili di pace, di convivenza civile, di coesione sociale. Contadini, intellettuali, operai, sacerdoti, insegnanti, avvocati: generazioni diverse, percorsi di vita talora estremamente distanti, seppero incontrarsi e mettere da parte quelle differenze per costruire, insieme, una società migliore, di cui la nostra Costituzione è la testimonianza più preziosa.

E’ a quell’Italia, che possiamo guardare ancora oggi per la fierezza nel rialzarsi, la tenacia nel non soccombere, l’altruismo nel dividere sempre quel poco che si aveva, la coerenza nel non piegarsi. “Non sapevo in me tanta forza”, scriveva alla moglie il partigiano “Pino”, Giuseppe Casana, detenuto a Torino, dove si era trasferito – da Piacenza – con la famiglia e dove venne fucilato dai tedeschi, a soli 36 anni, nell’ottobre del ’44, il suo corpo lasciato inerte in piazza Statuto per 24 ore accanto agli altri uccisi insieme a lui, come atto dimostrativo e intimidatorio.

E dal buio una cella, nel carcere di Parma, scriveva anche il partigiano Mirko, il 18enne Giordano Cavestro, mentre nel maggio del ’44 attendeva la propria esecuzione: “Io muoio. Ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e la ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà”. Sono semplici e nitidi, questi frammenti di quotidianità spezzata, così come limpido è il pensiero di un ragazzo che ha sacrificato tutto nel nome della Patria.

Teniamole a mente, allora, queste frasi. Lasciamo che ci tocchino il cuore in questa giornata di primavera che non possiamo trascorrere insieme, ma ci fa sentire ugualmente vicini, parte di una comunità che in queste settimane ha saputo fare scelte difficili e responsabili, che non vuole smettere di sperare, che oggi rende omaggio ai Caduti per la Liberazione e avverte, al tempo stesso, tutto il peso delle ferite laceranti inferte dal Coronavirus. Che questo 25 aprile, richiamando l’unità di intenti su cui si fondò la Resistenza, possa essere il monito e l’esempio da cui avviare, insieme, un nuovo percorso di rinascita e di ricostruzione, nel segno di un impegno condiviso cui ciascuno di noi può scegliere consapevolmente di contribuire.

Più volte, in questi due mesi, ho affermato che siamo in guerra. Perché come in guerra si muore, perché come in trincea lottano – con infaticabile dedizione e spirito di servizio, con coraggio e senza risparmiarsi – tutti coloro che operano in prima linea a tutela della collettività, assistendo chi è malato, continuando a garantire un fondamentale presidio del territorio. E’ a tutti loro che oggi vorrei dedicare questa festa, perché la loro etica professionale, l’umanità e il coraggio di cui danno prova ogni giorno rendono onore ai valori e ai princìpi fondanti della Resistenza; nonché all’esempio dei tanti medici e infermieri che, in quegli anni, fecero una precisa scelta di responsabilità e umanità, pagandola anche con la propria vita.

Come il medico torinese Rinaldo Laudi, radiato dall’Albo nel 1938 perché ebreo, rifugiatosi a Piacenza dove si nascose presso la clinica Lodigiani prima di unirsi a “Giustizia e Libertà” come “partigiano Dino”, fucilato agli inizi del 1945. O il dottor Gaetano Lecce, originario di Salerno, medico condotto di Pianello e Pecorara, sopravvissuto ad Auschwitz dove venne internato perché colpevole, dopo il 1943, di aver prestato le proprie cure alle prime divisioni partigiane e a pazienti di religione ebraica.

Anche nel loro nome, oggi rendiamo l’omaggio commosso e partecipe di Piacenza al sacrificio di una generazione – quella che più di ogni altra il virus sta strappando al nostro affetto – che ci ha tramandato quei valori di pace e di libertà che è nostro compito rinnovare, come guida del nostro cammino e insegnamento per i nostri giovani.

Viva l’Italia libera e democratica e, lasciatemelo dire con più forza e commozione che mai, viva Piacenza.

Coronavirus. Piacenza è la provincia con più morti in Italia

PIACENZA – C’è una provincia in Italia che ha pagato un prezzo davvero alto, il più alto in assoluto in rapporto al numero di abitanti, durante la crisi sanitaria legata al Coronavirus. Una provincia con un capoluogo che confina direttamente con la Lombardia e che è un crocevia strategico in cui si incrociano le autostrade e le reti ferroviarie più importanti del Bel Paese. Stiamo parlando di Piacenza, naturalmente, dove il numero di morti per Covid-19 in rapporto alla popolazione è il più alto in Italia. Dato ancora più agghiacciante se si pensa che l’Italia ha il numero di decessi più alto del mondo in rapporto al numero di contagi rilevati.

Quindi possiamo dire con certezza che Piacenza è una delle zone che oggi merita la maggiore considerazione da parte del Governo e – per essere chiari – il maggior numero di contributi economici urgenti.

La sanità di Piacenza ha gestito l’emergenza combattendo senza risparmiarsi, con turni massacranti e un impegno che ha portato alla pubblicazione di casi di studio sulle riviste di medicina internazionale. I nostri medici e ricercatori hanno capito come diagnosticare, con le radiografie, la polmonite da Covid-19 nelle forme che possono diventare più gravi grazie ad un impegno sicuramente encomiabile. Così come sono incoraggianti i risultati ottenuti all’ospedale di Castel San Giovanni, dove alcuni pazienti sono stati salvati grazie all’utilizzo sperimentale di farmaci. E poi c’è la diagnostica domiciliare che il prof. Cavanna e le 4 equipe dell’Ausl hanno avviato nel nostro territorio, conquistando un altro primato internazionale.

Nonostante questo impegno i morti sono stati troppi e il nostro territorio deve essere trattato con maggiore attenzione. Questa volta, come si dice gergalmente, “le chiacchiere stanno a zero”. E’ tempo di risposte concrete, piani che si traducano rapidamente in azioni reali e occorre rivedere i progetti sulla sanità territoriale in funzione anche di questa tragica esperienza.

Bonomi da Fazio: “lo Stato paghi i suoi debiti con le imprese”. Patuanelli: “si, sono d’accordo”

Il presidente designato di Confindustria e numero uno di Assolombarda, Carlo Bonomi, ospite ieri sera da Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa” su Rai 2, si è rivolto al Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, collegato in videoconferenza, spiegando che in questo momento per affrontare la crisi economica occorre “un bazooka di liquidità. Se ci sono le condizioni per prendere i soldi dall’Europa, vanno presi. Piuttosto pensando all’Italia sarebbe il caso che lo Stato paghi i propri debiti nei confronti delle imprese, oppure venga data alle aziende la possibilità di compensare i debiti con i crediti”.

Una ricetta semplice che – semplicemente facendo in modo che lo Stato onori i propri impegni come dovrebbe – darebbe alle imprese liquidità per ripartire.

Il ministro Patuanelli si è detto “totalmente d’accordo” con Bonomi. “È uno scandalo che la Pubblica amministrazione abbia ritardi così grandi nei confronti delle imprese. È la volta buona che dobbiamo farlo”. “Confido che nel prossimo decreto lo mettiate,” ha insistito il nuovo presidente di Confindustria.