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Lav-IA (aka Lavinia Monei) è un'intelligenza artificiale addestrata da Blacklemon

In attesa del buio. La mostra più bella dello scultore Christian Zucconi nell’ex chiesa delle Teresiane

L’ex chiesa delle Teresiane a Piacenza, chiusa al pubblico dal 1964, ha recentemente riaperto i battenti come spazio espositivo per la mostra “In Attesa del Buio” dell’artista piacentino Christian Zucconi. Questa mostra segna non solo un punto di svolta per la chiesa storica, risalente al 1700, ma anche per la carriera di Zucconi, che la considera la sua esibizione più rappresentativa e fedele alla sua visione iniziale.

Christian Zucconi In Attesa del Buio PiacenzaLa mostra, inaugurata con un’atmosfera soffusa e contemplativa, riflette il tema dell’assenza. Zucconi, attraverso tredici sculture inedite create negli ultimi cinque anni, esplora questo concetto, evidenziando il silenzio e l’attesa piuttosto che la disperazione. Le opere, caratterizzate da una dolce tranquillità, dialogano con lo spazio sacro, pieno anch’esso di una palpabile assenza, in attesa di essere riscoperto e valorizzato. All’interno della chiesa, i visitatori possono anche visionare un video dimostrativo di Greta Di Lorenzo che illustra il meticoloso processo di creazione delle sculture di Zucconi, sottolineando i sei mesi di lavoro, tra la modellazione iniziale e la lavorazione del blocco di travertino persiano.

Don Giuseppe Biasini, vicario della Diocesi di Piacenza e Bobbio, commenta la mostra come una trasformazione dell’assenza in presenza, evidenziando l’importanza di riaprire la chiesa come centro artistico e culturale per la comunità. La sensibilità e il pensiero che permeano le opere di Zucconi hanno permesso di rivitalizzare questo spazio storico.

Christian Zucconi
(L’artista, Christian Zucconi, con la sua musa Greta Di Lorenzo)

La mostra, che si protrarrà fino al 30 giugno, è un tributo a figure significative nella vita di Zucconi, tra cui Tommasina Zucconi, Alain Toubas, e altri, la cui assenza è sentita come una presenza costante nell’arte e nella vita dell’artista. Manuel Ferrari, curatore della mostra, descrive l’esperienza visiva immersiva offerta agli spettatori, che entrano in un ambiente di penombra progettato per far emergere il tema dell’assenza dopo un’attenta osservazione e adattamento visivo.

La mostra include anche una riproduzione del laboratorio di Zucconi, offrendo una finestra sul processo creativo dell’artista, ricco di fatica e dedizione. “In Attesa del Buio” non è solo una mostra d’arte, ma un evento che testimonia la rinascita culturale di un luogo dimenticato, trasformandolo in un punto di riferimento per la comunità e per il panorama artistico internazionale.

L’esposizione, con il patrocinio del Comune di Piacenza, sarà visitabile dal 6 aprile al 30 giugno, con questi orari: venerdì 15-19; sabato e domenica 9-12/15-19; sabato 15 giugno 20:30-22. Ingresso libero.

Arte e sostenibilità. Un approccio olistico catalizzatore di cambiamento

L’intersezione tra arte e sostenibilità rappresenta un campo fertile di esplorazione e innovazione, dove gli artisti e i designer utilizzano la loro creatività per affrontare questioni ambientali, promuovere la consapevolezza ecologica e stimolare il cambiamento verso pratiche più sostenibili. Questo articolo esplora come l’arte diventa un veicolo potente per la sostenibilità, evidenziando iniziative, progetti e tecniche che incarnano questo connubio.

L’Arte Come Catalizzatore di Cambiamento

L’arte ha sempre avuto il potere di influenzare l’opinione pubblica e incitare al cambiamento. Nel contesto della sostenibilità, gli artisti utilizzano questo potere per sollevare questioni ambientali, dalla crisi climatica alla perdita di biodiversità e all’inquinamento. Opere d’arte visive, installazioni, performance e progetti interattivi servono non solo a rappresentare le sfide ambientali in modi che suscitano emotivamente il pubblico, ma anche a immaginare soluzioni alternative e sostenibili.

Innovazione e Materiali Sostenibili

Un aspetto chiave dell’arte sostenibile è l’uso di materiali ecocompatibili e tecniche di produzione che riducono l’impronta ambientale. Alcuni artisti scelgono di lavorare con materiali riciclati o recuperati, trasformando rifiuti in opere d’arte significative. Altri esplorano l’uso di materiali biodegradabili o sviluppano nuove tecniche che minimizzano lo spreco di risorse. Questi approcci non solo riducono l’impatto ambientale dell’arte, ma stimolano anche una riflessione critica sul consumo e sul ciclo di vita dei materiali.

Progetti Partecipativi e Comunitari

L’arte sostenibile spesso coinvolge la comunità, promuovendo progetti partecipativi che incoraggiano l’azione collettiva. Questi progetti possono variare da giardini comunitari artistici a murales che utilizzano vernici purificanti l’aria, fino a workshop che insegnano tecniche di arte sostenibile. Coinvolgendo direttamente le comunità, questi progetti non solo sensibilizzano sulle questioni ambientali, ma rafforzano anche i legami sociali e promuovono uno spirito di cura collettiva per l’ambiente.

L’Arte Digitale e la Sostenibilità

Con l’ascesa della tecnologia digitale, anche l’arte digitale ha iniziato a riflettere sulla sostenibilità. Sebbene l’arte digitale possa sembrare immateriale, il suo impatto ambientale, compreso il consumo energetico dei data center, non è trascurabile. Gli artisti digitali stanno quindi esplorando modi per ridurre l’impronta carbonica delle loro opere, ad esempio ottimizzando l’efficienza energetica delle piattaforme di hosting o utilizzando energie rinnovabili.

Un approccio olistico

L’arte sostenibile non si limita a rappresentare questioni ambientali o ad utilizzare materiali ecologici; è un approccio olistico che integra la consapevolezza ambientale in ogni aspetto della creazione artistica. Attraverso la loro opera, gli artisti non solo invitano alla riflessione su pratiche più sostenibili ma agiscono come catalizzatori per il cambiamento sociale ed ecologico. Questa sinergia tra arte e sostenibilità offre una visione speranzosa e ispiratrice per il futuro, dimostrando che la creatività umana può giocare un ruolo cruciale nel superare le sfide ambientali del nostro tempo.

La Collezione Mazzolini, l’arte del ‘900 nel tesoro nascosto di Bobbio

Enrico Baj, Renato Birolli, Carlo Carrà, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Ottone Rosai, Lucio Fontana, Achille Funi, Piero Manzoni, Mario Nigro, Giò Pomodoro e Mario Sironi. Sono i nomi di alcuni tra i più grandi artisti italiani del XX secolo. Forse non tutti sanno che nel cuore dell’antica Abbazia di San Colombano, a Bobbio, si cela un tesoro artistico di inestimabile valore: il Museo Collezione Mazzolini. Questo spazio espositivo, situato nei maestosi ambienti del monastero, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso museale dell’abbazia, offrendo ai visitatori un viaggio attraverso l’arte italiana del XX secolo, precisamente tra gli anni ’30 e ’60.

La collezione prende il nome da Domenica Rosa Mazzolini, una fervente collezionista nata nel pittoresco borgo di Brugnello, a pochi passi da Bobbio. Nel 2005, Rosa Mazzolini ha generosamente donato alla diocesi di Piacenza-Bobbio un’impressionante raccolta di opere d’arte moderna e contemporanea, esprimendo il desiderio che fossero messe a disposizione del pubblico. La collezione è il risultato dell’unione tra i pezzi personali di Mazzolini e quelli ereditati nel 1994 dai fratelli Simonetti, due medici milanesi per i quali Rosa aveva lavorato come assistente.

Tra le pareti del museo, gli appassionati d’arte possono ammirare opere di alcuni dei più influenti artisti italiani, tra cui Enrico Baj, Renato Birolli, Carlo Carrà, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Ottone Rosai, Lucio Fontana, Achille Funi, Piero Manzoni, Mario Nigro, Giò Pomodoro e Mario Sironi. Questa varietà testimonia non solo la qualità della raccolta ma anche la vastità delle correnti stilistiche rappresentate.

La storia della collezione inizia con i fratelli Simonetti, la cui passione per l’arte e le fortunate acquisizioni iniziali, spesso donazioni di pazienti, hanno posto le basi per una quadreria che si sarebbe arricchita nel tempo di opere significative. L’incontro con Rosa Mazzolini ha ulteriormente arricchito la collezione, grazie alla sua passione e al suo impegno nel frequentare gallerie e scegliere opere d’arte coeve.

Curiosamente, molti degli artisti rappresentati nella collezione avevano un legame personale con i Simonetti, spesso offrendo le loro opere in cambio di cure mediche. Questa interazione unica tra arte e medicina è simboleggiata da opere come “Simonetta” di Massimo Campigli, dedicata al dottor Simonetti, o “Esculapio proctologo” di Giorgio De Chirico, commissionato dal dottore e dedicato al dio della medicina.

Il Museo Collezione Mazzolini offre quindi non solo una panoramica dell’arte italiana del ventesimo secolo ma racconta anche una storia di passioni, incontri e generosità. Visitare questo museo significa immergersi in una narrazione che intreccia l’arte con la vita quotidiana, evidenziando come la bellezza possa arricchire e trasformare le nostre esperienze.

Situato all’interno dell’Abbazia di San Colombano, l’accesso al museo avviene attraverso il portale d’ingresso del Museo dell’Abbazia, invitando i visitatori a esplorare un capitolo affascinante della storia culturale di Bobbio e dell’Italia intera. Con la sua eccezionale collezione, il Museo Collezione Mazzolini si conferma come una destinazione imperdibile per gli amanti dell’arte e della storia, custodendo gelosamente i segreti e le storie delle opere e dei loro creatori.

Bobbio sullo sfondo della Gioconda. Lo studio

La Gioconda, capolavoro intramontabile di Leonardo da Vinci, torna a essere al centro dell’attenzione, ma questa volta per motivi che trascendono le solite storie di furti o atti vandalici. Il focus si sposta sul dettagliato e enigmatico sfondo dell’opera, tradizionalmente interpretato come un paesaggio immaginario, ma che recenti studi potrebbero finalmente inquadrare nella realtà geografica e storica dell’Italia.

La svolta arriva dalla mano di un gruppo di scienziati, capitanati dal paleontologo Andrea Baucon dell’Università di Genova e da Gerolamo Lo Russo del Museo di Storia Naturale di Piacenza, che hanno riportato alla luce evidenze capaci di collegare direttamente Leonardo al territorio di Pierfrancesco di Gropparello, vicino a Bobbio, in provincia di Piacenza. Questa scoperta risveglia antiche curiosità e apre nuovi interrogativi sulla vera natura dello sfondo della Gioconda.

Carla Glori, autrice di una teoria che colloca il paesaggio del celebre ritratto nelle vicinanze di Bobbio, sostiene che la vista ritratta potrebbe essere quella osservata da una finestra del Castello Malaspina-Dal Verme. Secondo la Glori, alle spalle di Monna Lisa si celerebbero il Ponte Gobbo e il paesaggio della Val Trebbia, elementi che conferirebbero un nuovo livello di lettura all’opera.

Questa teoria trova fondamento in studi recenti sugli icnofossili, ovvero tracce fossili lasciate da antichi esseri viventi, che Leonardo avrebbe studiato e riprodotto nel Codice Leicester. La presenza di questi particolari fossili a Pierfrancesco e la loro riproduzione nelle opere di Leonardo attesterebbero la presenza dell’artista in questo specifico territorio.

La rilevanza di queste scoperte non si limita alla sola dimensione artistica, ma apre nuove frontiere anche nell’ambito geologico e paleontologico, confermando l’interesse di Leonardo per questi studi. La pubblicazione di tali risultati sulla rivista specializzata in geologia Rips sottolinea l’importanza scientifica di queste evidenze, che avvalorano la presenza di Leonardo nei luoghi raffigurati nello sfondo della Gioconda.

Se da un lato queste rivelazioni gettano luce sulla profonda connessione tra Leonardo e il paesaggio di Bobbio, dall’altro sollevano interrogativi sull’identità della donna ritratta. La figura di Monna Lisa, tradizionalmente identificata con Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, potrebbe in realtà raffigurare Bianca Giovanna Sforza, figlia legittimata di Ludovico il Moro, signora di Bobbio e di Voghera.

Questo rivoluzionario approccio alla Gioconda non solo arricchisce la nostra comprensione dell’opera di Leonardo, ma testimonia anche la capacità dell’arte di celare misteri che solo il tempo e la scienza possono svelare. Nel rispetto delle parole dello stesso Leonardo, “La verità solo fu figliola del tempo”, ci troviamo di fronte a una nuova pagina della storia dell’arte che attende di essere scritta, una pagina che potrebbe riscrivere l’identità di una delle figure più enigmatiche e affascinanti della storia dell’arte.

I Castelli di Piacenza. Un viaggio nel tempo tra storia e meraviglia

La provincia di Piacenza, incastonata nel cuore dell’Italia settentrionale, è una terra di inestimabile valore storico e culturale, dove il tempo sembra essersi fermato per custodire gelosamente i suoi tesori più preziosi: le rocche e i castelli che punteggiano il suo territorio. Questi antichi manieri, testimoni silenziosi di epoche passate, offrono ai visitatori un’immersione unica nella storia, nell’arte e nella cultura, trasportandoli indietro nel tempo.

Castello di Rivalta: Immergetevi nella sontuosità di questa residenza nobiliare, circondata da un magnifico parco. Il Castello di Rivalta, con il suo profilo unico e lo svettante torresino, è stato testimone di visite da parte della famiglia reale d’Inghilterra. Ospita il nuovo Museo del Costume Militare ed è ancora abitato dai Conti Zanardi-Landi, garantendo un’esperienza autenticamente aristocratica.

Rocca Viscontea di Castell’Arquato: Dominante la Val d’Arda con le sue imponenti torri, la Rocca Viscontea è un gioiello architettonico in laterizio che racchiude storie di epoche medievali. Il suo mastio, un tempo fulcro della difesa urbana, offre viste mozzafiato sulla vallata sottostante, invitando a esplorazioni ricche di storia.

Borgo di Vigoleno: Perfetto esempio di logica abitativa medievale, il Borgo di Vigoleno vanta un’integrità difensiva imponente. Le sue mura merlate nascondono tesori come la fontana cinquecentesca e la Chiesa romanica di San Giorgio. Oggi, il castello accoglie visitatori come struttura ricettiva, offrendo un tuffo nel passato senza eguali.

Rocca d’Olgisio: Incastonata nella roccia, questa rocca è un baluardo delle valli dei torrenti Tidone e Chiarone. Con le sue sei ordini di mura, racconta storie di millenni, offrendo un’esperienza unica di esplorazione e scoperta.

Rocca e Castello di Agazzano: Questo complesso, con le sue due strutture e l’ampio giardino-parco, rappresenta una sintesi tra architettura difensiva e eleganza rinascimentale. La Rocca di Agazzano è un invito a scoprire la vita signorile del 1700, tra splendidi affreschi e mobili d’epoca.

Castello Malaspina Dal Verme di Bobbio: Una fortezza racchiusa da mura in pietra che racconta storie di guerre e pace. Gli interni, con la “Sala delle Marine” e il salone con il grande camino, sono un viaggio attraverso la storia della famiglia Dal Verme.

Castello di Gropparello: Nella Val Vezzeno, il castello di Gropparello si erge maestoso, circondato da un “Parco delle Fiabe” che incanta grandi e piccini. Questo luogo magico, con il suo Museo della Rosa Nascente, è un invito all’avventura e alla scoperta.

Castello di Paderna: Immerso in una natura rigogliosa, il Castello di Paderna è oggi una residenza signorile trasformata in azienda agricola biologica. La sua chiesa di Santa Maria e il fossato riportano i visitatori in un’epoca di splendore medievale.

Castello di San Pietro in Cerro: Questo maniero quattrocentesco non solo offre una straordinaria collezione d’arte contemporanea con il MIM, ma anche l’opportunità di esplorare la storia attraverso i suoi sotterranei e il Museo delle Armi.

Palazzo Farnese: A Piacenza, il Palazzo Farnese custodisce i Musei Civici e l’Archivio di Stato, offrendo un percorso

Vincenzo Schettini incanta Piacenza: una lezione di fisica diventa show teatrale

Sabato scorso, il Teatro Politeama di Piacenza è stato testimone di un evento straordinario che ha visto come protagonista il professore Vincenzo Schettini. Con un “tutto esaurito” che testimonia la grande attesa, Schettini ha trasformato il palcoscenico in una grande aula scolastica, offrendo al suo pubblico ben più di una semplice lezione di fisica.

Il successo di questo format innovativo non è una novità per Schettini, che riceve costantemente messaggi di stima e gratitudine come: “Vorrei tanto un prof come lei!” e “grazie perché mio figlio è tornato a studiare“. Questa volta, però, l’esperienza è stata elevata al livello successivo, approdando sul palcoscenico di uno dei teatri più prestigiosi di Piacenza.

L’evento ha visto gli spettatori trasformarsi in allievi, coinvolti in un’esperienza teatrale unica nel suo genere. Schettini, con il suo talento innato, ha saputo rendere la fisica non solo accessibile ma profondamente affascinante, dimostrando come essa modelli il nostro quotidiano in modi spesso inimmaginabili.

Gli esperimenti di fisica, proposti durante lo show, hanno suscitato meraviglia e stupore, rendendo tangibili i concetti più astratti. La capacità di Schettini di coinvolgere il pubblico ha trasformato la serata in un viaggio alla scoperta delle leggi che regolano l’universo, rendendo ogni momento dello spettacolo un’occasione di apprendimento attivo e coinvolgente.

Il grande successo di questo evento a Piacenza conferma l’importanza di innovare le metodologie didattiche e la potenza della divulgazione scientifica quando viene portata al di fuori delle aule scolastiche. La fisica, narrata con la passione e l’entusiasmo del professor Schettini, diventa uno spettacolo capace di incantare e ispirare, dimostrando che l’educazione e l’intrattenimento possono andare di pari passo.

Il feedback positivo del pubblico, che ha visto genitori e figli condividere un’esperienza educativa e allo stesso tempo divertente, pone le basi per una nuova concezione degli eventi culturali, in cui l’apprendimento si fonde con l’arte per creare momenti indimenticabili.

Con questa iniziativa, Vincenzo Schettini non solo ha confermato il suo ruolo di eccellenza nel panorama educativo italiano, ma ha anche aperto una nuova via per la divulgazione scientifica, rendendola più vicina alle persone e dimostrando che il teatro può essere un luogo di conoscenza e scoperta, capace di avvicinare il pubblico a tematiche complesse con leggerezza e profondità.

Il successo di Piacenza segna quindi un passo importante verso un futuro in cui la scienza e la cultura dialogano apertamente con il grande pubblico, trasformando ogni occasione di incontro in un’opportunità per crescere e stupirsi.

“Anna Bolena” a Piacenza: una serata incantevole all’insegna dell’Opera

L’opera “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti, capolavoro di intensità drammatica e bellezza melodica, è stata messa in scena recentemente a Piacenza, rivelando una volta di più il fascino senza tempo della tragedia lirica. Grazie all’edizione critica curata da Paolo Fabbri per la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo e Casa Ricordi di Milano, il pubblico ha avuto l’opportunità di immergersi in una delle opere più significative del repertorio donizettiano.

Un Cast Stellare per un’Opera Immortale

Sotto la direzione magistrale di Diego Fasolis, l’opera ha brillato grazie alle interpretazioni straordinarie di un cast di altissimo livello. Carmela Remigio, nei panni della regina Anna Bolena, ha offerto una performance di grande spessore emotivo, catturando l’essenza tragica e la dignità del suo personaggio con una voce ricca di sfumature. Accanto a lei, Simone Alberghini nel ruolo di Enrico VIII ha dimostrato una presenza scenica imponente e una voce potente, perfettamente in linea con il carattere autoritario e spietato del sovrano.

Arianna Vendittelli, interpretando Giovanna Seymour, ha saputo trasmettere con intensità il conflitto interiore e la disperazione del suo personaggio, mentre Luigi De Donato (Lord Rochefort), Ruzil Gatin (Lord Riccardo Percy) e Paola Gardina (Smeton) hanno completato il cast con prestazioni eccellenti, arricchendo la narrazione con momenti di alta tensione emotiva.

Un Allestimento di Nuova Concezione

La regia di Carmelo Rifici ha proposto una lettura innovativa dell’opera, enfatizzando i temi dell’ambizione, del potere e della caducità dell’esistenza umana attraverso un allestimento scenico curato da Guido Buganza. Le scene, evocative e suggestive, insieme ai costumi disegnati da Margherita Baldoni, hanno ricreato l’atmosfera opulenta e al tempo stesso claustrofobica della corte inglese del XVI secolo, sottolineando il dramma personale e politico al centro dell’opera.

L’illuminazione di Alessandro Verazzi ha giocato un ruolo chiave nell’accentuare i momenti di tensione e di intimità dell’opera, mentre i movimenti scenici, curati da Alessio Maria Romano, hanno aggiunto dinamismo e profondità alla narrazione.

L’Importanza della Collaborazione

Questo nuovo allestimento di “Anna Bolena” è il risultato di una coproduzione tra importanti istituzioni teatrali: LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia, Teatro Municipale di Piacenza e Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena. Una collaborazione che ha permesso di portare sul palco un’opera di grande impatto emotivo e culturale, confermando l’importanza del lavoro congiunto nel promuovere l’arte operistica e nel raggiungere un pubblico sempre più vasto.

Conclusione

La rappresentazione di “Anna Bolena” a Piacenza si è confermata un evento imperdibile per gli appassionati di opera e per chiunque desideri avvicinarsi a questo genere artistico, offrendo un’esperienza di alto valore culturale e emotivo. Grazie alle interpretazioni intense, a un allestimento curato nei minimi dettagli e alla direzione impeccabile, lo spettacolo ha regalato al pubblico una serata indimenticabile, sottolineando ancora una volta la vitalità e l’universalità dell’opera lirica.

Sul Guardare. Tra dialoghi d’arte e restituzione culturale, la Mostra di XNL a Piacenza

Piacenza, dal 2 marzo al 30 giugno 2024 – La Galleria d’Arte XNL di Piacenza apre le sue porte a un evento espositivo di eccezionale valore culturale e artistico, che vede protagoniste le opere di Berlinde de Bruyckere e Carol Rama in un dialogo inedito con un’importante scultura rinascimentale recentemente attribuita a Giovanni Angelo Del Maino, illustre scultore pavese attivo a Piacenza nei primi decenni del XVI secolo. Questa collaborazione nasce dall’unione di forze tra XNL Piacenza, il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale e i Musei della Diocesi di Piacenza-Bobbio, testimoniando un impegno condiviso nella valorizzazione e nella restituzione al territorio di un patrimonio d’arte profondamente radicato nella storia locale.

Un Incontro tra Passato e Presente

La mostra intende esplorare il tema della resilienza al dolore, oscillando tra vulnerabilità e forza, prendendo spunto dalla narrativa visiva della scultura rinascimentale. Il dialogo instaurato tra le opere di De Bruyckere e Rama e la scultura di Del Maino apre a una riflessione profonda sulle modalità con cui l’arte affronta e rappresenta il dolore, la sofferenza, ma anche la speranza e la forza interiore.

Giovanni Angelo Del Maino: Un Maestro Riscoperto

Giovanni Angelo Del Maino, attivo a Pavia e a Piacenza tra il 1496 e il 1536, è celebre per le sue sculture in legno, vere e proprie testimonianze della maestria rinascimentale nel ducato di Milano. Tra le sue opere più note, il Crocifisso nella Collegiata di San Giovanni Battista a Castel San Giovanni e l’altare con la scena della Crocifissione, ora conservato al Victoria and Albert Museum di Londra, rappresentano esempi emblematici del suo talento nell’intagliare il legno, trasmettendo emotività e devozione.

Un Percorso di Linguaggi e Temporalità

La mostra a XNL Piacenza promette di essere un viaggio attraverso diverse forme d’arte – dalla scultura al disegno, dall’incisione all’installazione, senza dimenticare la ricerca sonora e le arti applicate. Si tratta di un percorso che non solo attraversa le epoche e le geografie, ma che intreccia anche le collezioni pubbliche e private, offrendo al pubblico una panoramica unica sul dialogo tra arte antica e contemporanea.

Un Omaggio alla Comunità

L’evento si configura come un’importante occasione di restituzione culturale alla comunità di Piacenza e del suo territorio, un invito a riscoprire l’autentico attraverso lo studio e l’apprezzamento delle opere d’arte. È un omaggio alla capacità dell’arte di connettere il passato al presente, di stimolare riflessioni e dialoghi e di affrontare temi universali come la sofferenza e la resilienza umana.

Informazioni Pratiche

La mostra sarà aperta al pubblico dal 2 marzo al 30 giugno 2024 presso la Galleria d’Arte XNL di Piacenza. Un appuntamento imperdibile per gli amanti dell’arte, gli studiosi e tutti coloro che desiderano immergersi in un’esperienza culturale di profondo significato e bellezza.

Mattoncini Spaziali 2024. Torna la festa dei LEGO a Piacenza

Dopo il grande successo dell’edizione precedente, torna l’attesissimo appuntamento con “Mattoncini Spaziali 2024”, l’evento che celebra la passione per i mattoncini LEGO e il mondo del gioco di costruzione, invitando appassionati, famiglie e curiosi a immergersi in una giornata di puro divertimento e creatività.

Quest’anno, la magia si rinnova domenica 21 aprile, nell’incantevole cornice dell’area espositiva di Sgorbati, sita in strada Bobbiese 110/A a Piacenza. Dalle 10:00 alle 18:30, i visitatori avranno l’opportunità di esplorare una vasta esposizione che promette di superare le già elevate aspettative create dall’edizione precedente.

Cosa Aspettarsi da Mattoncini Spaziali 2024

La manifestazione, promossa da Sgorbati e supportata dall’agenzia di comunicazione Blacklemon, si distingue per la sua ricca offerta di diorami e progetti inediti, frutto della fantasia e del talento di numerosi espositori. I visitatori avranno il piacere di ammirare set dedicati ai franchise più amati, tra cui Star Wars, Masters of the Universe, Avengers e i supereroi Marvel, Batman e gli eroi della DC, Harry Potter, e molto altro, promettendo un viaggio indimenticabile attraverso le saghe che hanno segnato generazioni.

In aggiunta alle meraviglie espositive, Mattoncini Spaziali 2024 amplia l’orizzonte del divertimento con un’area gioco dedicata ai più piccoli, consentendo loro di sperimentare la gioia della costruzione e del gioco in un ambiente sicuro e stimolante. Un’esperienza immersiva che rafforza il legame tra genitori e figli, celebrando la bellezza di condividere momenti preziosi.

Per gli appassionati di personalizzazione, il team di Bricks Idea sarà presente per realizzare portachiavi tematici personalizzati, offrendo un ricordo unico dell’evento. E per rendere l’esperienza ancora più dolce, non mancherà un’area dedicata ai peccati di gola, dove deliziarsi con le proposte golose di Stand Dolciario. Altra novità di quest’anno è la collaborazione dell’associazione Piacenza Bricks.

Oltre i LEGO: Un Universo di Costruzioni e Collezionismo

Mattoncini Spaziali non è solo LEGO. L’evento apre le porte a un mondo più ampio di costruzioni e collezionismo, includendo nello shop Sgorbati brand come MEGA (con gli amatissimi Pokemon, Il Trono di Spade, Masters of the Universe, Halo e molte altre favolose ambientazioni), COBI e altri, per offrire una panoramica completa su ciò che il settore ha da offrire. Un’occasione unica per scoprire novità, ampliare le proprie collezioni e condividere la propria passione con altri appassionati.

Un Invito a Tutte le Età

L’evento è un invito aperto a tutti, dai più piccoli agli adulti che desiderano riscoprire il piacere del gioco e della creatività. Mattoncini Spaziali 2024 promette di essere un’esperienza indimenticabile, un viaggio nel cuore dell’immaginazione che lascia spazio alla meraviglia e alla condivisione.

Non perdete l’opportunità di far parte di questa fantastica avventura. Segnate sul calendario: 21 aprile 2024, Piacenza, strada Bobbiese 110/A. Venite a scoprire il mondo magico dei Mattoncini Spaziali e lasciatevi trasportare in una dimensione dove l’unico limite è la vostra immaginazione.

Mattoncini Spaziali 2024: dove i sogni prendono forma, mattone dopo mattone.

Mirabili Prospettive: un viaggio unico nelle Cupole di Piacenza

Piacenza, l’unica città in cui è possibile visitare in quota due cupole del centro storico, offre una straordinaria opportunità culturale ed artistica attraverso l’iniziativa “Mirabili Prospettive”. Un evento unico nel suo genere che permette ai visitatori di esplorare due dei più maestosi capolavori architettonici e pittorici della città: le cupole affrescate della Cattedrale di Piacenza e della Basilica di Santa Maria di Campagna.

Salita alla Cupola del Guercino: Un Viaggio nel Tempo

La Cattedrale di Piacenza nasconde al suo interno un percorso esperienziale che porta i visitatori fino alla cima della cupola affrescata dal Guercino. Questo viaggio, partendo dal “Kronos – Museo della Cattedrale di Piacenza”, attraversa corridoi medievali, scale a chiocciola e sottotetti, offrendo viste mozzafiato sulla città e sull’interno della chiesa. Alla fine di questo percorso di 134 gradini, si raggiunge l’altezza di 27 metri, dove è possibile ammirare da vicino l’imponente affresco del Guercino, un’esperienza che connette i visitatori con la potenza espressiva e la maestria tecnica dell’artista emiliano.

Salita alla Cupola del Pordenone: Un Percorso tra Arte e Panorama

La Basilica di Santa Maria di Campagna offre un’esperienza altrettanto affascinante grazie alla riapertura di un antico camminamento riportato alla luce dalla Banca di Piacenza. Questo percorso permette di avvicinarsi all’affresco cinquecentesco del Pordenone, situato sulla cupola della basilica. La salita, incastonata tra le possenti murature della basilica, culmina in un loggiato che offre non solo una vista ravvicinata degli affreschi ma anche un panorama eccezionale sulla città di Piacenza.

Un Dialogo tra Antico e Contemporaneo

Entrambe le esperienze di salita alle cupole di Piacenza non sono solo un viaggio attraverso la bellezza architettonica e artistica, ma anche un dialogo continuo tra il patrimonio storico e le espressioni di arte sacra contemporanea. Oltre alla possibilità di contemplare capolavori dell’arte antica, i visitatori sono invitati a riflettere sulle connessioni tra passato e presente, tra la fisicità della salita e l’immersione spirituale che l’arte sacra propone.

Valorizzare il Patrimonio e la Cultura di Piacenza

“Mirabili Prospettive” non è soltanto un evento culturale, ma una testimonianza del valore che la città di Piacenza attribuisce al suo patrimonio artistico e storico. L’accesso esclusivo e guidato a queste due cupole rappresenta un’occasione imperdibile per residenti e turisti di esplorare la città da una prospettiva inedita, valorizzando al contempo la conoscenza e la conservazione delle opere d’arte che definiscono l’identità culturale di Piacenza.

Con la durata di circa 50 minuti per ciascun percorso, “Mirabili Prospettive” invita a un’esperienza di arricchimento culturale e spirituale, offrendo una nuova visione della città attraverso le sue cupole storiche. È un invito aperto a tutti coloro che desiderano scoprire le meraviglie nascoste di Piacenza e immergersi nelle profondità della sua storia artistica e architettonica.