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Susanna Cerasti

Bilancio positivo per i Venerdì Piacentini. Tarasconi: “occasione per ripartire”. Sforza-Fogliani: “attraggono ricchezza”

Si è chiusa da pochi giorni la decima edizione dei Venerdì Piacentini, il festival che nel 2011 è stato reinventato dall’agenzia di comunicazione Blacklemon con un format che ha saputo interpretare le esigenze di un pubblico davvero eterogeneo, ma che – soprattutto – è stato in grado di portare a Piacenza un numero sempre maggiore di turisti dalle regioni vicine. “Per un motivo o per l’altro realizzare i Venerdì Piacentini rappresenta sempre una sfida,” ha commentato Nicola Bellotti, fondatore di Blacklemon. “La nostra azienda si occupa di strategie di comunicazione, di creatività, di progetti web, di social media marketing e i Venerdì Piacentini sono l’unico evento en plein air che realizziamo. Sono un’eccezione, ma anche una lettera d’amore per la nostra città, per la nostra comunità. Quando durante le serate del festival vediamo migliaia di volti sorridenti che invadono le strade di Piacenza è come se avvenisse una sorta di magia che ci ripaga di ogni sforzo”.

“Ogni luogo ha le sue tradizioni. E i Venerdì Piacentini, che quest’anno hanno raggiunto l’edizione numero 10, sono ormai una tradizione consolidata della nostra città”, ha dichiarato il sindaco di Piacenza, Katia Tarasconi. Fu proprio lei, nel 2011, rivestendo allora il ruolo di assessore al commercio, a suggerire a Blacklemon di dare vita ad un festival che portasse un forte indotto economico ai negozi, ai bar, ai ristoranti e a tutti gli esercizi del centro storico. “Difficile immaginare un’estate senza la più grande kermesse piacentina che da dieci anni porta nelle piazze e nelle vie del centro eventi, spettacoli, esibizioni di ogni genere. Un festival che porta vita, insomma”.

I Venerdì Piacentini, anche in questa versione organizzata in tempi strettissimi a causa delle elezioni amministrative, hanno coinvolto decine di migliaia di persone e si stima abbiano generato un indotto di circa 2 milioni di euro a serata, una vera e propria boccata d’ossigeno per i commercianti.

“Dopo lo stop forzato degli ultimi due anni,” ha continuato il sindaco Katia Tarasconi, “c’era tanta voglia di tornare a vivere la città in questo modo, con i negozi e i locali aperti, con i concerti, le sfilate, lo sport. C’era voglia da parte dei cittadini ma c’era anche bisogno che gli operatori del settore tornassero a poter lavorare: commercianti, artisti, organizzatori. Questa del 2022 è stata un’edizione con dei limiti dovuti alle contingenze particolari e purtroppo le serate sono state soltanto tre invece delle solite cinque degli anni precedenti, ma è stata comunque una grande festa che ha attirato persone anche da fuori. E’ stata l’occasione per riaccendere i motori, per ripartire. E lavoreremo perché l’anno prossimo sia ancora meglio”.

Si è detto molto soddisfatto anche il nuovo assessore al commercio, Simone Fornasari, che proprio nell’ultima serata dei Venerdì Piacentini ha avuto il primo contatto con i cittadini dopo la nomina avvenuta poche ore prima. “Ho respirato tanto entusiasmo, tanta voglia di fare, di stare insieme e di lavorare,” ha raccontato. “Non potevo chiedere di meglio come mia prima uscita da neo-assessore al Commercio del Comune di Piacenza. La serata conclusiva dei Venerdì Piacentini è stata davvero una bella iniezione di energia. Girando per le vie e le piazze del centro ho incontrato amici e conosciuto tante persone con le quali conto di poter collaborare nel prossimo futuro per fare il meglio per una città che amo e che merita di essere amata”.

I Venerdì Piacentini, va ricordato, sono realizzati senza fondi pubblici. Gli organizzatori di Blacklemon costruiscono il budget del festival coinvolgendo le aziende del territorio che possono godere di un’area espositiva nei punti di massimo passaggio, e avvalendosi del supporto di alcuni sponsor. L’edizione 2022 è stata sostenuta da IREN (che oltre ad un contributo economico è intervenuta intensificando gli sforzi per garantire la pulizia del centro storico in tempi record, per consentire l’allestimento del mercato cittadino del sabato appena completate, nella notte, le operazioni di smantellamento del festival) e da Banca di Piacenza. “Anche quest’anno la manifestazione dei Venerdì piacentini ha avuto grande successo essendo riusciti, soprattutto innovandosi, a confermare la già affermata tradizione che attira visitatori da altre zone,” ha commentato il Presidente Corrado Sforza-Fogliani. “Banca di Piacenza sostiene volentieri questa manifestazione (lo ha fatto anche organizzando un autonomo evento musicale) perché risponde a quella che è oggi una necessità della nostra terra: attrarre ricchezza anziché continuare solo a lasciare che la nostra vada ad arricchire altri territori”.

La kermesse, in questa edizione, è stata promossa da Confesercenti, Unione Commercianti e CNA in collaborazione con il Comune di Piacenza. Insieme a IREN e a Banca di Piacenza hanno contribuito come sponsor il consorzio agrario Terrepadane, TRS Ecologia e Abicoop. Tra gli espositori hanno partecipato per il “Piacenza Motor Expo” Autoingross (con Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Jeep, Abarth), Ponginibbi Group (con Peugeot, Citroen, DS, Hyundai, Volvo), Piemme Car (con Nissan), Autostar (con KIA, Ssangyong, Skoda), Programma Auto (con Fiat, Lancia, Jeep, Abarth) e per il “Bike Expo” Raschiani (con Piaggio e Suzuki oltre a biciclette di varie tipologie). Hanno esposto, inoltre, la startup innovativa Nimbo, il nuovo centro fitness Formy, CMI come spazio Sky di Piacenza e il River Park.

Buso Beer Fest. Ad Agazzano musica dal vivo e buona cucina

AGAZZANO (Piacenza) – Da venerdì 22 a lunedì 25 luglio, torna la grande festa di Agazzano con tanta musica dal vivo, carne alla griglia, fiumi di birra e la migliore cucina piacentina (come i pisarei e fasò e la picula ad caval). Il programma musicale prevede tre tributi e una cover band:

🔸 Venerdì 22 luglio: Tributo a LIGABUE con Tra Liga e Realtà
🔹 Sabato 23 luglio: Tributo agli 883 e Max Pezzali con Time Out
🔸 Domenica 24 luglio: iBAIO live band
🔹 Lunedì 25 luglio: Tributo agli AC/DC con Riff Raff

Agli stand gastronomici verranno proposti piatti tipici piacentini come i pisarei e fasò, la picula ad caval, oltre naturalmente a spiedini, patatine, panini con pasta di salame e tanto altro. Naturalmente non mancheranno birra e cocktail.

Buso Beer Fest Agazzano

Buso Beer Fest Agazzano Piacenza

Eventi da non perdere. A Reggio Emilia si terrà una mostra interattiva con gli studenti di UNIMORE

Se state cercando eventi socio-culturali un po’ diversi dal solito, questo farà sicuramente per voi: a Reggio Emilia, alcuni studenti di Scienze della Comunicazione (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) organizzeranno una mostra sulla libertà.

Il tutto nasce da un progetto per un corso universitario, il quale prevede che gli studenti realizzino una webserie (con tanto di video girati da loro), un sito web ed elementi grafici di vario tipo. Il professore del corso ha poi pensato “Visto che ogni anno gli studenti creano delle cose molto belle, perché non farle vedere a tutti?”. E quindi eccoci qui.

In questa mostra potrete vedere i video degli studenti e alcuni oggetti esposti: si tratta di cinque oggetti creati o riciclati dai ragazzi, e tutti e cinque sono presenti nei video, visibili sui vari siti web dei progetti.

Il tema

Come preannunciato, il tema sarà la Libertà con la “L” maiuscola: tutti i contenuti della mostra avranno come denominatore comune questo ambito, sconfinato quanto eterogeneo. Non facciamo ulteriori spoiler.

Dove e quando

La mostra si terrà all’interno del Laboratorio Aperto di Reggio Emilia (Via Emilia San Pietro, 44c), e in questo complesso vi sono anche bar e altre strutture per ogni esigenza.

Le date da ricordare sono due: il primo appuntamento sarà di mercoledì 15 giugno, dalle 17 alle 20:30, mentre il secondo si terrà a settembre (il giorno e l’ora sono ancora da definire).

L’ingresso, ovviamente, è gratuito.

Il Pride Month si avvicina: ecco cosa serve sapere. Tra storia e manifestazioni

Giugno è il mese del Gay Pride. Tra poche settimane, infatti, inizieranno le manifestazioni arcobaleno in varie città italiane ed estere.

Ma che cos’è il Gay Pride? Quando e come nasce? In quali città si deve andare per partecipare alla celebrazione?

In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande e di soddisfare altre curiosità.

Il significato del Pride

La parata del Pride, anche nota come Gay Pride” e oggi chiamata preferibilmente solo Pride”, è una manifestazione pubblica aperta a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Lo scopo è celebrare l’accettazione sociale e l’auto-accettazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, asessuali, non-binarie e queer, dei relativi diritti civili e legali e, più in generale, l’orgoglio gay.

La manifestazione serve anche per rivendicare diritti localmente non ancora acquisiti, come il matrimonio tra persone dello stesso sesso o legislazioni più inclusive o tutelative delle persone LGBTQ+.

In generale, il carattere dell’evento dipende dal contesto politico, economico e religioso delle varie località. Molti pride mantengono tutt’ora il loro carattere originario di manifestazione politica e di attivismo, soprattutto nelle nazioni meno aperte nei confronti dell’omosessualità.

Nelle città più aperte all’accettazione, invece, il corteo assume un carattere festivo e colorato, mentre l’aspetto politico rimane ancorato al concetto di celebrazione. I cortei più grandi prevedono carri, ballerini, drag queen e musiche ad alto volume. Tuttavia, anche questi cortei normalmente includono elementi politici ed educativi, come la partecipazione di politici locali e di associazioni pro-diritti LGBTQ+ di vario tipo.

Manifestazioni del Pride
Marcia del Pride

Un po’ di storia: ecco perché giugno è il “Pride month”

A New York City, nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969, le forze dell’ordine fecero irruzione all’interno dello Stonewall Inn, un locale che fungeva da punto di ritrovo della comunità omossessuale newyorkese. Le reazioni di protesta da parte delle persone che vennero arrestate diventarono un simbolo. Oggi, queste vengono ricordate come “i moti di Stonewall”, i quali costituirono un importante punto di svolta nella lotta per i diritti civili.

Dopo questo avvenimento, le marce e le parate si diffusero in tutto il mondo: a Londra il primo “gay pride rally” si svolse il 1° luglio 1972.

Nel 2019, la parata di New York che celebrava il 50º anniversario dei moti di Stonewall è risultata essere il pride più numeroso di sempre, con cinque milioni di partecipanti nella sola Manhattan.

Moti di Stonewall, 1969
Moti di Stonewall, 1969

Date: le manifestazioni italiane del Pride 2022

Le parate italiane del Pride non mancano. Sono già uscite le date, eccone alcune:

Non si sa ancora se Piacenza aderirà alle manifestazioni. Perciò, in grassetto trovate le date delle città vicine a Piacenza che celebrano il Pride.

Museo di Storia Naturale: è iniziata la mostra “Piacenza chiama Marte”

“Piacenza chiama Marte” è la nuova mostra nel Museo di Storia Naturale (via Scalabrini) su come gli icnofossili piacentini aiutino la ricerca della vita su altri pianeti. L’esposizione è curata da Andrea Baucon, paleontologo e professore di paleontologia all’Università di Genova, con la collaborazione della Società piacentina di scienze naturali.

In questa mostra il visitatore verrà guidato attraverso un percorso che, partendo da ricerche scientifiche realizzate sul territorio piacentino, lo porterà fino a Marte, offrendogli gli strumenti per identificare la presenza di segni di un’eventuale attività biologica su altri pianeti.

Questa interessante possibilità è fornita dallo studio delle tracce lasciate da organismi nel corso della loro vita. Le rocce del nostro territorio, infatti, custodiscono esempi evidenti di attività biologica esistita milioni di anni fa sui fondali dell’oceano.

Orari

La mostra è iniziata il 29 aprile e sarà disponibile fino al 2 ottobre 2022. Giorni di apertura:

  • Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 9.30-12.30
  • Sabato, domenica: 9.30-12.30 e 15.00-18.00

Un’apertura serale straordinaria è prevista il 14 maggio in occasione della “Notte europea dei musei”.

Biglietti e prezzi

  • Biglietto intero: 3 €
  • Biglietto ridotto*: 2 €

* Sono soggetti a riduzione: ragazzi 6-18 anni, visitatori oltre i 65 anni, studenti 18-25 anni, famiglie (i genitori pagano il biglietto intero, mentre i figli minorenni hanno l’ingresso gratuito).

L’ingresso gratuito è rivolto a: disabili ed accompagnatori, bambini con meno di 6 anni, giornalisti muniti di tessera.

Inoltre, si ricorda che ogni prima domenica del mese l’ingresso costa 1 € per tutti.

Met Gala 2022: il tema, i vestiti e molto altro

Il Met Gala, chiamato formalmente Costume Institute Gala”, è un galà annuale di raccolta fondi a beneficio del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York.

L’evento segna l’apertura della mostra annuale di moda del Costume Institute, che ogni anno fornisce il tema dell’abito dell’evento al quale gli ospiti dovranno adeguarsi, vestendosi di conseguenza.

La prima edizione del Met Gala risale al 1948 e consisteva in una cena di mezzanotte, con il prezzo d’entrata di 50 $. Tuttavia, dal 1973 il Met Gala è diventato popolare come un evento lussuoso e di successo: infatti, è anche chiamato “il gioiello della corona sociale di New York”, e oggigiorno è considerato uno degli eventi sociali più esclusivi del mondo.

Inoltre, il galà è l’evento di raccolta fondi più funzionale, con 12 milioni di dollari raccolti nel 2014, oltre che una delle fonti di finanziamento più importanti per il Costume Institute, con contributi totali previsti per oltre 200 milioni di dollari in totale.

La data e il tema di quest’anno

Quest’anno, il galà si è tenuto la sera del 2 maggio presso il celebre museo newyorkese.

Il tema scelto è stato quello della Gilded Age, ossia “l’Età dell’Oro” statunitense, il cui periodo è compreso tra il 1870 e il 1900.

Gli ospiti e i vestiti 

In teoria, lo stile che si incoraggiava era uno stile sfarzoso ed eccentrico, caratterizzato da perle, pizzo, corpetti, gonne ampie e gilet. La palette di colori prevedeva un’ampia scelta, tra i quali primeggiavano ovviamente l’oro e altre sfumature che rappresentano al meglio la ricchezza e il lusso.

In pratica, non tutti hanno centrato l’obiettivo: alcune celebrità si sono presentate vestite interamente in ecopelle nera, come la modella Irina Shayk, richiamando così uno stile punk-rock; altre, invece, si sono presentate con abiti vaporosi e interamente bianchi, come l’imprenditrice Kylie Jenner.

Irina Shayk al Met Gala 2022
Irina Shayk in Burberry

In pole position troviamo Blake Lively, per aver incarnato alla perfezione il tema scelto. L’attrice ha colpito tutti grazie al vestito che cambia colore e che si ispira alla Statua della Libertà: il cambio d’abito è avvenuto in modo pratico e veloce proprio sul red carpet.

Il cambio d'abito di Blake Lively al Met Gala 2022
Il prima e dopo dell’abito Atelier Versace di Blake Lively

Tra le interpretazioni più apprezzate troviamo anche la cantante Billie Eilish, che ha preso ispirazione da un quadro per il proprio abito, ossia un ritratto del 1885 di Madame Paul Poirson.

Infine, degni di nota sono anche i Ferragnez, vestiti interamente da Versace, la modella Cara Delevingne, che si è presentata con parte del seno scoperto e dipinto d’oro, e Kim Kardashian, che ha indossato l’iconico abito che Marilyn Monroe portava quando ha cantato “Happy Birthday Mr. President” a Kennedy nel 1962.

Kim Kardashian al Met Gala 2022
Kim Kardashian e il vestito di Marilyn Monroe

Luoghi ed eventi da non perdere: ecco Villa Barattieri

Ad Albarola, paese della Val Nure piacentina, sorge maestosa Villa Barattieri, un’imponente quanto raffinata struttura settecentesca. L’attuale assetto architettonico, però, risale ad una ristrutturazione avvenuta tra il 1736 e il 1738, da parte dei fratelli Sartorio.

Salotto, stanza interna della villa

La villa rappresenta il simbolo e il luogo di un’azienda vitivinicola, che da qualche anno ha aperto i battenti al pubblico per eventi pubblici e privati.

Infatti, nel corso del tempo ha ospitato e organizzato compleanni, matrimoni e cene di vario tipo. Nell’estate del 2021, ad esempio, i giardini della villa hanno ospitato dei veri e propri picnic con cibo e vini tipici, il tutto accompagnato da DJ set.

Picnic nei giardini della villa

Invece, nell’autunno dello scorso anno, gli organizzatori di Villa Barattieri hanno deciso di spostare all’interno della struttura alcuni eventi socio-culinari: si sono svolte varie cene, tra affreschi settecenteschi, buon cibo, chiacchiere e musica.

Cena all'interno della villa

Le date relative agli eventi di questa estate verranno rilasciate prossimamente dagli organizzatori – sono in corso un po’ di progetti.

Ad ogni modo, Villa Barattieri offre un’ampia gamma di esperienze da non perdere:

  • Degustazioni, per scoprire e assaggiare i vini locali;
  • Tour all’interno dell’azienda, comprendenti le suggestive cantine del 1300 e i paesaggi viticoli delle colline che sovrastano la tenuta;
  • Corsi di cucina, per ogni gusto e ordine di difficoltà.

È possibile partecipare, basta prenotarsi al seguente link: www.aziendabarattieri.com.

Samantha Cristoforetti arriva sulla ISS. Inizia la Missione Minerva

Alle ore 1:37 CEST del 28 aprile, Samantha Cristoforetti è arrivata sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Si tratta della seconda missione dell’astronauta dell’ESA, questa volta accompagnata dai colleghi della NASA Kjell LindgrenBob Hines e Jessica Watkins.

Ma, prima di approfondire la Missione Minerva, un focus su questa super donna è d’obbligo.

Chi è Samantha Cristoforetti: formazione e vita privata

Samantha Cristoforetti, nata a Milano nel 1977, è un’astronauta e aviatrice italiana. È la prima donna italiana (e la terza in Europa) al comando della ISS nel corso della “Expedition 68”, che la vede attualmente in orbita.

Ha conseguito la maturità scientifica a Trento nel 1996, mentre nel 2001 ha conseguito la laurea magistrale in ingegneria meccanica all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, specializzandosi in propulsione aerospaziale e strutture leggere.

Nell’ambito degli studi universitari ha trascorso quattro mesi all’Ecole Nationale Supérieure de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa, lavorando a un progetto sperimentale di aerodinamica. Ha scritto la sua tesi sui propellenti solidi per razzi durante un soggiorno di ricerca di dieci mesi presso l’Università di Tecnologie Chimiche Mendeleev di Mosca, Russia.

Come parte del suo percorso di formazione in Accademia Aeronautica, ha conseguito nel 2005 una laurea in scienze aeronautiche presso l’Università Federico II di Napoli.

Per quanto riguarda la sfera famigliare, Samantha è sposata con Lionel Ferra, originario della Francia e laureato all’Università Tecnica di Darmstad. La coppia ha due bambini: Kelsey Amal (6 anni) e Dorian Lev (1 anno). Entrambi i figli sono nati a Colonia, in Germania, dove la famiglia Cristoforetti-Ferra vive per ragioni di lavoro.

Primo piano di Samantha Cristoforetti
Samantha con la divisa ufficiale dell’ESA

La Missione Minerva

Cristoforetti e il resto dell’equipaggio trascorreranno più di 5 mesi nello spazio, conducendo attività di ricerca scientifica e lavori di manutenzione a bordo dell’avamposto orbitale. Il loro rientro è previsto per il prossimo autunno.

Per arrivare sulla ISS, gli astronauti hanno volato su un’astronave Crew Dragon nuova. La tradizione prevede che i primi astronauti che volano su un nuovo veicolo spaziale, debbano assegnargli un nome: Crew-4 ha scelto “Freedom”, con l’intento di celebrare il diritto umano fondamentale alla libertà.

Perché “Minerva”?

Minerva è il nome della dea romana della saggezza, delle virtù eroiche e delle arti. Questo nome è stato scelto con l’obiettivo di omaggiare competenza e maestria di tutti gli uomini e le donne che lavorano per rendere possibili le esplorazioni spaziali.

Inoltre, come affermato da Cristoforetti in un’intervista, Minerva è anche un acronimo:

  • M = Marvel (meraviglia);
  • I = Inspiration (ispirazione);
  • N = Nourishment (nutrimento);
  • E = Exploration (esplorazione);
  • R = Research (ricerca);
  • V = Voyage (viaggio);
  • A = Adventure (avventura).

1822-2022: sono passati 200 anni dalla morte di Canova

Il 2022 è stato definito in molti modi, e tra questi vi è anche “l’anno di Canova”, epiteto dovuto al bicentenario della morte dell’artista.

Questo anniversario viene riconosciuto e celebrato a livello nazionale da varie istituzioni e realtà artistiche. Prima di addentrarci in questo ambito, però, ricordiamo chi era l’artefice di alcune delle opere che hanno segnato la storia dell’arte (e non solo).

Antonio Canova, cultore della bellezza perfetta

Canova è nato nel 1757 a Possagno, in Veneto, ed è morto nel 1822 a Venezia.

È stato uno scultore e pittore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura e per questo soprannominato “il nuovo Fidia”. Questo parallelismo tra i due era dovuto allo stile classico di Fidia, scultore e architetto greco attivo dal 470 a.C. ad Atene, Tebe e Olimpia.

Canova volse l’apprendistato a Venezia e nel 1779 si trasferì a Roma, dove risiedette per il resto della sua vita. Sebbene viaggiasse spesso, la città eterna rappresentò per lui un imprescindibile punto di riferimento.

Lo scultore ebbe prestigiosi committenti, dagli Asburgo ai Borbone, dalla corte pontificia a Napoleone, sino ad arrivare alla nobiltà veneta, romana e russa. Tra le sue opere più note si ricordano i celeberrimi Amore e PsicheTeseo sul Minotauro Le tre Grazie.

Autoritratto di Antonio Canova
“Autoritratto” di Antonio Canova (1792)

Celebrazioni del bicentenario

Alle commemorazioni dell’anniversario della morte di Canova partecipano molte città e musei. Tra le mostre già avvenute ricordiamo:

  • “Antonio Canova e Bologna. Alle origini della Pinacoteca”, presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna (terminata il 20 febbraio);
  • “Canova: tra innocenza e peccato”, presso il MART di Rovereto, il quale ha riconosciuto l’eredità nei linguaggi contemporanei, in particolare nella fotografia dei maestri del Novecento (terminata il 18 aprile).

Invece, per quanto riguarda le mostre future/in corso, vi sono:

Sesso, soldi e ciclo: i tabù più diffusi in Italia

Sapete che cos’è un tabù?

Secondo il dizionario, si tratta di “un’interdizione sacrale che comporta, per i trasgressori, sanzioni che giungono fino alla morte. Talvolta richiede rituali di purificazione, spesso assai complicati”.

In un’accezione più moderna – e meno complicata – , possiamo definire il tabù come qualcosa di cui non si parla o, se se ne deve proprio parlare, va fatto sottovoce per non essere sentiti. Rappresenta una proibizione relativa a comportamenti e consuetudini: infrangerlo suscita disgusto, paura, rabbia e biasimo da parte della comunità. Inoltre, il tabù è un concetto molto ampio, può racchiudere oggetti, persone, teorie; anche animali.

In Italia, paese piuttosto bigotto e perbenista, i tabù non mancano di certo. In particolare, tre dominano la scena all’interno del nostro paese: scopriamo insieme quali.

1. Il sesso

Tabù del sesso

Al primo posto non poteva che esserci lui: il sesso. Sebbene negli ultimi tempi sempre più persone – in particolare sui social – ne stiano parlando senza troppi filtri, rimane tutt’oggi un argomento tabù. Perché?

Perché il sesso è visto come qualcosa di “sacro” e al tempo stesso “profano”. In passato, il sesso era collegato agli onorevoli atti della procreazione e del matrimonio, dunque si trattava di qualcosa di puro, legittimato dalla religione.

Però, se si faceva al di fuori della vita coniugale, diveniva qualcosa di indecente: veniva così superata la sottile linea tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Al giorno d’oggi, questo modo di pensare è stato quasi interamente screditato. Eppure, nonostante ciò, molte persone non parlano di sesso o, se lo fanno, si sentono come se stessero commettendo un errore. Ovviamente, un po’ di disagio e di vergogna sono più che legittimi (e normali, aggiungerei). Tuttavia, un conto è la timidezza, un conto è sentirsi impossibilitati a parlarne. Ognuno di noi dovrebbe essere libero di trattare questo argomento, in modo da risolvere eventuali problemi, istruirsi e soddisfare le proprie curiosità.

Fortunatamente, negli ultimi anni sono state (e vengono) promosse sempre più iniziative per normalizzare il dialogo su questa interessante quanto complessa tematica. Diverse scuole, alcune aziende e numerose piattaforme social si trovano in prima linea in questa battaglia all’educazione sessuale.

2. I soldi

Tabù dei soldi

I soldi sono da sempre un argomento controverso. C’è chi ne è succube e chi no, chi ne ha troppi e chi non ne ha; chi sostiene che “I soldi non fanno la felicità” e chi ribatte dicendo “Se non ti rendono felice, allora dalli a me”.

Perché i soldi costituiscono un tabù? Per capire meglio il contesto, facciamo qualche esempio.

Hai un amico che ha iniziato da poco un nuovo lavoro e, mentre parlate, gli chiedi quanto guadagna. Solitamente, una delle prime reazioni rilevate in questa situazione è il disagio, seguita poi dall’esitazione: “Perché mi sta facendo questa domanda?”, “Glielo dico o non glielo dico?”.

Un altro esempio sono i nonni che danno i soldi per Natale ai nipoti: lo fanno in fretta, accartocciando le banconote nella mano, come se fosse un affare losco da nascondere.

Da un lato è legittimo ed è considerato educato il non voler sbandierare i propri soldi. Tuttavia, dall’altro lato, il dialogo aperto su questo argomento può essere utile: ad esempio, può permettere il confronto e può prevenire delle fregature.

Come per (quasi) tutte le cose, occorre trovare il giusto compromesso per ogni situazione.

Un’altra domanda interessante che può sorgere, è: perché ci interessa sapere quanto guadagnano gli altri, anche in situazioni in cui questa informazione non comporta alcuna conoscenza utile?

La risposta è semplice: siamo dei ficcanaso materialisti.

3. Il ciclo mestruale

Tabù delle mestruazioni

Un altro argomento che spicca in questo ambito è quello dalle mestruazioni.

Sebbene siano una cosa del tutto naturale, fisiologica e che caratterizza quasi metà della popolazione mondiale, le mestruazioni vengono viste come qualcosa di accettato solo a metà.

Basti pensare a come vengono spesso definite: si dice “ciclo”, non “mestruazioni”. Forse perché il primo termine è visto come un modo più delicato e velato di dire la cosa… ma perché dovremmo “velare” questo concetto? Cosa c’è di sbagliato nel dire “mestruazioni”? Assolutamente nulla.

Si pensi anche a quelle volte in cui è capitato di non avere un assorbente e di chiederlo ad un’amica. Molto spesso il passaggio del suddetto avviene letteralmente “sotto banco”, di nascosto, come se si trattasse di un’arma (e non di un innocente, piccolo tampax).

Infine, è importante menzionare anche l’insieme dei disturbi e delle patologie legate al ciclo mestruale, come la sindrome premestruale e la tanto discussa endometriosi. Inutile dire che entrambi sono mondi che devono ancora essere esplorati e compresi in modo approfondito.

Anche in questo caso, per fortuna, esistono realtà che trattano il tema delle mestruazioni in modo maturo e responsabile, cercando di normalizzare il dialogo e di aiutare più persone possibili.